PE: Come Associazione per l’Amministrazione di Sostegno avete sempre a che fare con persone che in un certo modo hanno bisogno di aiuto. Puoi spiegarci la differenza dell’amministrazione di sostegno rispetto all’interdizione e all’inabilitazione?
Rigamonti: L’amministrazione di sostegno è stata istituita da una legge nazionale del 2004. Prima della sua introduzione, nel nostro ordinamento esistevano come misure di protezione giuridica l’interdizione, rivolta alla persone affette da „abituale infermità mentale“, e l’inabilitazione, rivolta alle persone malate psichiche ma non così gravi da dover ricorrere all’interdizione o a persone affette da dipendenza, sordomutismo dalla nascita e altre specifiche situazioni. L’interdizione e l’inabilitazione esistono ancora nel nostro ordinamento anche se la loro applicazione è pressoché azzerata. Il motivo sta nel fatto che tali misure sono molto afflittive in quanto vanno a incidere pesantemente sulla capacità di agire delle persone. In sostanza, soprattutto con l’interdizione, la persona fragile viene espropriata della propria capacità e, giuridicamente, è equiparata a una persona minore di età. Si auspica che al più presto vengano abrogate tali misure, come del resto ci chiede anche la Comunità Europea. Al Senato, da diversi anni, giace già un progetto di abrogazione dell’interdizione e dell’inabilitazione. Speriamo venga presto preso in esame. La finalità dell’amministrazione di sostegno, quindi, è diametralmente opposta a quella dell’interdizione e dell’inabilitazione in quanto ciò che si vuole ottenere è che la persona fragile non sia privata della propria capacità di agire. La legge 6/2004, infatti, definisce che la finalità dell’amministrazione di sostegno è quella di „tutelare, con la minore limitazione possibile, la capacità di agire delle persone prive in tutto o in parte di autonomia“. Il motto è: „Massima autonomia, minor intervento possibile.“ L’amministratore di sostegno avrà, quindi, il compito di intervenire a supporto della persona fragile tenendo sempre conto dei suoi bisogni e delle sue aspirazioni.
PE: A chi è rivolta l’amministrazione di sostegno?
Rigamonti: La legge definisce i destinatari in „coloro che per effetto di un’infermità o menomazione non sono più in grado, o lo sono parzialmente, di tutelare i loro interessi“. Pertanto, la platea delle persone per le quali può essere richiesta la nomina di un amministratore di sostegno è molto ampia e varia. Riguarda molto spesso persone anziane affette da demenza senile o Alzheimer ma anche persone malate psichiche, con disabilità fisica o cognitiva, con malattia degenerativa o con altre e diverse fragilità. Nei casi di ragazzi con disabilità che si trovano nell’ultimo anno della loro minore età e che, una volta maggiorenni, avrebbero comunque ancora bisogno di essere supportati dai genitori o da qualcuno che si possa occupare di loro, è importante sapere che è possibile richiedere la nomina di un amministratore di sostegno già quando il/la ragazzo/a ha diciassette anni. In questo modo, viene assicurata una sorta di prosecuzione della potestà genitoriale e il/la ragazzo/a, anche se divenuto/a maggiorenne, potrà continuare a essere supportato anche giuridicamente.
PE: Se nello stesso momento ci sono sia genitore che anche amministratore che si occupano della persona che ha bisogno del sostegno, come si dividono i compiti?
Rigamonti: L’amministratore di sostegno deve riuscire a lavorare in rete con i diversi servizi sociali e sanitari che si occupano della persona fragile e anche la famiglia non deve essere esclusa dalla rete, dal progetto di vita che sarà attuato. La famiglia e l’amministratore di sostegno si devono aiutare, collaborare per il benessere del/la beneficiario/a. Ricordiamo che la scelta dell’amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona fragile. Generalmente viene nominato un parente. Può essere quindi la madre, il padre, il fratello, la cugina. Rispetto ai dati dell’associazione, nel 70% dei casi la scelta dell’amministratore ricade proprio su di un familiare. Nei casi in cui sussistano conflitti familiari o la persona non abbia parenti o questi non siano disponibili a ricoprire la funzione di amministratore di sostegno, il giudice nomina una persona terza che può essere un volontario o un professionista come un avvocato. Ci sono casi in cui gli stessi servizi sociali o sanitari consigliano la nomina di una persona terza, magari per scongiurare contrasti familiari o per dare attuazione a un progetto di sostegno mirato. Questa situazione si verifica di frequente quando viene richiesta la nomina di un amministratore di sostegno in favore di persone malate psichiche. Per far funzionare il progetto di sostegno, nei casi in cui la scelta debba ricadere su di un terzo, come associazione, riteniamo fondamentale far sì che le persone possano conoscersi prima di arrivare in udienza, cioè, prima della nomina da parte del giudice. Fondamentale è che chi si propone come amministratore di sostegno possa conoscere la storia e i bisogni della persona fragile e che, a sua volta, questa possa conoscere prima il suo futuro amministratore di sostegno. Ogni tanto il buon funzionamento di un progetto dipende anche dall’alchimia che può scattare o meno tra due persone.
PE: Arrivati a questo punto, qual’è il passo successivo per avere un amministratore di sostegno?
Rigamonti: Bisogna presentare una domanda al giudice tutelare del tribunale del luogo dove la persona fragile ha la propria residenza o il proprio domicilio. Nella domanda bisogna spiegare il tipo di fragilità della persona, quali sono le sue difficoltà e quindi definire i motivi per i quali si rende necessaria la nomina di un amministratore di sostegno. Entro due mesi il giudice fissa poi la data di un’udienza alla quale dovrà sentire personalmente la persona fragile e coloro che possono portare informazioni utili. Poi il giudice emetterà un decreto nel quale nominerà la persona scelta come amministratore di sostegno e indicherà dettagliatamente i suoi compiti. Si dice che il decreto di nomina dovrebbe essere un „vestito su misura“ per la persona fragile, ovvero, specifico e dettagliato rispetto ai compiti assegnati all’amministratore di sostegno che saranno né di più né meno di quelli che effettivamente servono per il progetto di vita della persona fragile. La nomina di amministratore di sostegno può essere conferita anche a tempo determinato.
PE: Mi viene in mente un esempio. C’è una madre non più giovane con suo figlio adulto per il quale da tempo sta cercando una persona, dalla quale potrà essere affiancata e prima o dopo sostituita, cioè un amministratore di sostegno. Ma non lo trova o la persona non è adatta oppure non è disponibile. Così sta vivendo nel terrore di lasciare solo questo figlio. Che cosa deve fare?
Rigamonti: Da diversi anni lavoriamo al progetto „Conoscersi prima conviene“. Nella nostra associazione abbiamo un registro di volontari amministratori di sostegno e quando arriva una persona che sta cercando qualcuno per sé stessa oppure per un familiare elaboriamo una scheda anonima di questa persona spiegando le sue necessità, i suoi bisogni e la mandiamo ai nostri soci, pensando già a quelli che potrebbero andare bene. Poi i nostri soci ci rispondono dando la loro disponibilità. A questo punto organizziamo un incontro tra la famiglia e l’amministratore di sostegno, ci si conosce per poi prendersi un attimo di tempo. Dopo qualche giorno qualche candidato amministratore risponderà per darci conferma della sua disponibilità. A questo punto viene informata la famiglia richiedente che darà la sua risposta. Nel caso le due parti siano d’accordo proponiamo il nominativo al Tribunale. Un’altra alternativa è rappresentata da un altro nostro progetto nuovissimo, partito solo quest’anno, che si chiama „Egida“, una parola greca che significa „tutela/protezione“, dove noi come associazione ci proponiamo come amministratore di sostegno. Vuol dire che non sarà una persona sola che farà da amministratore, ma l’associazione con i suoi diversi membri, presidente, segretaria/o, collaboratore/collaboratrice, volontario/a, che assieme accompagnano i beneficiari. In questo modo la persona che ha bisogno di sostegno ha intorno a sé diverse persone con diverse capacità e competenze. Cerchiamo di coinvolgere anche altre associazioni no profit per avere più volontari disponibili. Ecco, sono due modelli diversi con i quali lavoriamo. Nel primo la persona bisognosa di sostegno viene seguita da una persona fissa, con la quale chiaramente può instaurare un rapporto speciale di fiducia, forse anche di amicizia. Nel secondo invece viene affiancata dalla persona più adatta al bisogno del momento, che però non esclude il fatto che anche in questo caso il rapporto umano tra i due possa essere molto soddisfacente. In più al momento del bisogno c’è sempre una persona disponibile.
PE: Quello che ancora mi interessa sapere è se nell’accompagnare una persona bisognosa incontrate momenti di difficoltà. Come vi comportate in questi casi?
Rigamonti: Certo, può succedere. Essere amministratori di sostegno significa prendersi cura di un soggetto fragile e pertanto si può avere bisogno di confrontarsi su questioni ricorrenti, ad esempio: „Come vivo il mio ruolo di amministratore di sostegno?“ „E adesso cosa devo fare?“ „Come posso superare un conflitto con il beneficiario o con i suoi parenti?“ Per questo, da diversi anni, diamo la possibilità agli amministratori di sostegno di incontrarsi in associazione una volta al mese per confrontarsi e per cercare tra di loro delle soluzioni. È un metodo strutturato, coordinato da un facilitatore, che si chiama „Consulenza tra pari – Kollegiale Beratung“. Un’altra soluzione per superare momenti di difficoltà è quella di avvalersi del nostro servizio psicologico, istituito quest’anno nel difficile periodo di lockdown, per confrontarsi con una professionista in grado di orientarci nelle scelte.
PE: Ti ringrazio di questa interessante conversazione che ho potuto condividere con te e del tempo che hai regalato a me e con questo anche alla nostra Perspektive. Ti auguro tanto successo nel tuo, nel vostro lavoro così prezioso!
Lebenshilfe Südtirol